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Menager donna in cerca di spazi

InviatoCOLON ven dic 02, 2005 8:09 pm
da laurarovere
Care amiche, ho trovato questo articolo di Italia Oggi e ve lo posto....saluti
Manager, donne in cerca di spazi
Di Luigi dell’Olio
Sono molto più numerose che nel passato, soprattutto nel settore delle risorse umane e
del largo consumo. Hanno spesso dimostrato di saper gestire in maniera eccellente le aziende
che sono state chiamate a dirigere. Eppure le donne manager
in Italia continuano a rappresentare una minoranza.
Frenate dalle difficoltà a coniugare famiglia e lavoro, ma anche dalle disparità di trattamento
in fase di assunzione e progressione di carriera.

In Italia pochi manager in gonnella
Fondirigenti ha realizzato una ricerca sul settore dirigenziale
nella Penisola: i manager italiani sono 84 mila, hanno in media 50 anni e sono
arrivati al top intorno ai 40 anni. Guadagnano 95 mila euro lordi all’anno e si trovano
soprattutto al Nord (il 70,54% del totale), mentre alle altre aree del paese resta poca roba: 21,44% al Centro e
8,02% al Sud. Il 39,8% dei manager possiede una laurea in una disciplina tecnico-scientifica, mentre il 37,62% ha interrotto
i propri studi dopo aver conseguito il diploma di scuola media superiore. L’11,41% ha una laurea in discipline tecnico-economiche
mentre solo il 6,81% ha seguito studi umanistici. In questo quadro generale le donne occupano una posizione marginale. A fine 2004 erano,
infatti, 140, pari al 6,1% del totale, anche se sono quasi un terzo in più rispetto al 2001 (quando si attestavano a quota 75 unità, cioè al 4,7%).
Negli anni è cresciuta anche la retribuzione media, che ormai supera i 76 mila euro annui (contro i 69 mila di tre anni
fa), anche se resta ampia la forbice nei confronti dei manager maschi, che possono contare su 13 mila euro in più.
Un trend di crescita, infine, lo registra anche la retribuzione variabile, passata tra il 2001 e il 2004 da poco meno di 10 mila euro a quasi 14 mila. Per
Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, associazione che promuove le pari opportunità sul lavoro e non solo, «i dati evidenziano le difficoltà per le
donne di fare carriera. Per esempio, quasi la metà del personale occupato in banca è composto da donne; tuttavia
alle progressioni verticali, scarsa fiducia verso le potenzialità dirigenziali delle donne, difficoltà per le stesse nel coniugare impegni di lavoro
e famiglia: queste le cause principali che rendono particolarmente stretto l’accesso
ai vertici aziendali delle donne. Una ricerca realizzata dalla stessa Arcidonna rivela che il 54% dei dirigenti in gonnella
dedica almeno un’ora al giorno alle faccende domestiche, contro il 22%. Mentre il tempo che le donne ritagliano per
i propri interessi è circa il 25% inferiore rispetto agli uomini. Di conseguenza gli uomini beneficiano
di più tempo libero, opportunità, scelte, aspirazioni. Per il resto, la maggior parte delle donne che lavorano è concentrata in occupazioni di
routine e in ruoli che rivestono uno scarso prestigio sociale, ricevendo salari più bassi rispetto agli uomini. Inoltre in
ambito lavorativo alle donne vengono richieste qualità che rappresentano una proiezione dei caratteri materni oltre la
famiglia. In altre parole quelle abilità nel curare le relazioni ed attenuare i conflitti nella sfera privata che ci si aspetta da una donna svolge il ruolo tradizionale
di moglie e madre, vengono spesso implicitamente richieste e riprodotte anche in ambito lavorativo. «L’Italia è una nota stonata», prosegue la
presidente di Arcidonna, «nel contesto dei paesi occidentali, con una preclusione per metà della sua popolazione, che non
gioca a favore dello sviluppo».
La Ajovalasit cita il caso della Finlandia, che risulta al primo posto nelle classifiche per la capacità competitiva e che
può contare su donne che occupano molti posti chiave dell’economia e della politica.
«Il paese scandinavo è l’unico al mondo con un governatore della banca centrale e un primo ministro donne. E anche
molte aziende sono dirette da manager di sesso femminile. In una realtà del genere non c’è bisogno di quote rosa in politica: sono concetti assorbiti
da decenni e ormai naturali».

Le politiche di diversity management
Ridurre le differenze, incentivare le assunzioni e le promozioni femminili sono diventate un imperativo per numerose
aziende. Soprattutto per le multinazionali e le società che commercializzano prodotti di largo consumo, più di altre attente all’immagine che
trasmettono ai consumatori.
Così crescono le politiche di diversity, che hanno come principio guida la valorizzazione delle differenze di cui ciascun
individuo è portatore all’interno dell’organizzazione, senza discriminazioni di età, origine, ma soprattutto di genere.
Procter & Gamble, Kodak e Ikea sono tra le aziende che adottano strategia di diversità management, che si sviluppano
attraverso la creazione di sportelli per raccogliere le necessità specifiche dei dipendenti, la previsione di contratti a tempo parziale per le neomamme, la creazione di uffici postali e lavanderie all’interno dei luoghi di lavoro per evitare lunghi spostamenti alle dipendenti.
La società di consulenza Accenture ha messo a punto un programma denominato Great Place to Work for Women diretto
a valorizzare l’approccio femminile al lavoro e la «differenza di genere» in termini di cultura, competenze, stile di leadership. In questo ambito
sono nati dei team di lavoro che seguono l’intero iter professionale delle donne, dal recruitment allo sviluppo, agli
avanzamenti di carriera. Tra le altre, sono previste politiche per aiutare le donne a raggiunge un equilibrio tra vita
professionale e privata (per esempio prolungamento del periodo di maternità, job sharing, flex-time e soluzioni part-time alternative), programmi di
training sulla leadership al femminile, sponsorizzazione che favoriscono il networking
tra donne che lavorano. «L’esperienza positiva di alcune nazionali», commenta Mattia Magugliani, presidente di
Exxecutive, società specializzata nel recruiting di donne manager, «ha contagiato molte aziende italiane, che oggi sono più attente rispetto al passato
verso le politiche di genere».
Uno dei settori in cui la presenza delle donne manager è maggiore è il largo consumo. In particolare le direzioni delle
risorse umane e del marketing. Exxecutive ha realizzato una ricerca sulle aziende italiane e la presenza «rosa» al top.
Le cifre sono sconsolanti: le donne appena il 5% dei top manager e degli amministratori delegati; l’8% dei direttori finanziari; il 12% dei direttori
marketing e il 6% dei direttori vendite. «Le difficoltà maggiore per le donne che vogliono fare carriera», aggiunge
Magugliani, «sono in parte dovute a motivi personali (gestione della famiglia e scarsa disponibilità ad accettare proposte lavorative che prevedono
la residenza in città lontane, in parte culturali, per cui le donne sono poco adatte a ricoprire incarichi in settori come la finanza d’impresa e l’area vendite».

Imprenditoria femminile

InviatoCOLON mer gen 04, 2006 11:40 am
da Gabry 2005
Buongiorno,
Consiglio i seguenti siti su informazioni e finanziamenti

http://www.welcomeurope.com/
http://www.europa.eu.int/scadplus/leg/it/s02310.htm

In italiano e in inglese

Buona ricerca

Gabry